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LUCIANO
BIANCIARDI

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L'agenda della Fondazione
ultimo aggiornamento: luglio 2018

1. 19 luglio, Cava di Roselle, Eravamo tanto amati


"Eravamo tanto amati" : un libro e un docu-film per ripercorrere la fase discendente di una parabola vissuta e sofferta dal progressismo italiano, a partire dalla svolta della Bolognina a oggi.

Tre giornalisti indagano le ragioni che hanno condotto il PCI a tradursi da forza politica di riferimento delle fasce piu' deboli a componente non sempre autorevole di nuove - e forse impensabili - aggregazioni o a voce di dissenso solitario per battaglie impossibili, quando non di retroguardia.

Dalle voci di alcune tra le figure piu' rappresentative della rossa Toscana, campione ideale per una indagine attendibile sulla storia della sinistra italiana, un quadro composito che non vuole dare risposte ma porre domande e suscitare dibattito. Oggi piu' che mai necessario.

A cura di Lucia Matergi, 19 luglio, ore 21.30, Cava di Roselle.



2. Città visibile, 14 giugno, Il lavoro culturale e il politichese


Dall'8 al 18 giugno si svolgerà "La Città Visibile", la storica manifestazione che dal 2008 dà spazio alle maggiori realtà culturali cittadine in un contesto di partecipazione, incontro, conoscenza e dialogo.

La Fondazione Luciano Bianciardi sarà presente presso lo stand n. 3 (in condivisione con l'Istituto Gramsci) e porterà il suo contributo al tema di quest'anno, il Diritto alla Città, attraverso una performance che si svolgerà giovedì 14 giugno alle ore 21:

"ALTRI POLITICHESI: SESSANT'ANNI DI LAVORO CULTURALE".

Dalla lettura scenica del celebre capitolo sesto de "Il lavoro culturale", la parola al pubblico, per un dialogo sui nuovi stereotipi del politichese contemporaneo.

A cura di Lucia Matergi.

A sessant'anni dalla sua pubblicazione, il pamphet di Luciano Bianciardi mantiene intatta la sua forza satirica nei confronti di un mondo che già negli anni 50/60 si preparava a diventare la società dello spettacolo.

Programma Città visibile 2018



3. L'eredità di Tullio De Mauro, 25 maggio


Venerdì 25 maggio alle 17, a Grosseto, nella Sala Conferenze Clarisse Arte, via Vinzaglio, un incontro organizzato insieme all'Istituto Gramsci dal titolo "Tullio De Mauro: la lingua, la società, la scuola".

In un tempo che celebra come non mai il mito della comunicazione, proponendo infinite ricette di linguaggi chiari e semplificati, ideali veicoli di rapporti umani diffusi e rapidi, coerenti con un mondo veloce e globalizzato, quale funzione mantiene il pensiero di Tullio De Mauro e in quale direzione va orientata la sua eredità culturale?

Il grande linguista italiano autore, tra le altre numerose opere, della Storia linguistica dell’Italia unita, già ministro della Pubblica Istruzione e accademico da poco scomparso, si impone al centro del dibattito sul nuovo italiano con la forza della sua ricerca alla cui base sta l’idea di una lingua in cui naturalità e storicità convivono in equilibrio e garantiscono efficacia espressiva solo quando le parole si ancorano alle cose e ai concetti, acquistando peso e rinunciando al vuoto che incanta e non spiega.

Un messaggio fondato sul valore democratico della lingua e sulla funzione emancipatoria esercitata sui parlanti, che De Mauro mutua dal pensiero gramsciano e rielabora in una concezione dinamica del linguaggio, di evidente attualità in un Italia dell’accoglienza e in una scuola che si confronta giorno per giorno con il tema dell’integrazione linguistica.

Massimo Vedovelli, professore di Didattica delle lingue moderne all’Università di Siena, già rettore dell’Università degli Stranieri, ne traccia un quadro articolato, arricchito dal contributo della propria ricerca sulle lingue immigrate, in una conversazione con Stefano Adami. Introduce Lucia Matergi.

TULLIO DE MAURO



4. 22 aprile, Bianciardi antifascista


La Fondazione propone all'interno del Festival Resistente di Grosseto, il 22 aprile alle ore 19, nel Cassero, una lettura dal titolo "Bianciardi e l’antifascismo morale".

Da una scrittura brillante e inimitabile, sempre a metà tra la narrativa e il pamphlet, il rifiuto netto e costante del fascismo, visto come esito tragico dell’antidemocrazia italiana, già anticipata dalla retorica risorgimentale.

Il volto giudicante di Bianciardi nella lettura di alcune sue pagine emblematiche. A cura di Lucia Matergi.



5. 14 aprile, Il lavoro culturale a Massa Marittima


Nell'ambito della rassegna "Parole e voci. Festival di lettura scenica", sabato 14 aprile, dalle ore 17.30, presso la Biblioteca comunale di Massa Marittima, la Fondazione presenta "... Questo è il problema ... o la problematica?", lettura del capitolo 6 de “Il lavoro culturale” di Luciano Bianciardi, per il 60° della sua pubblicazione.

Dopo il convegno dedicato al Lavoro, la Fondazione propone la lettura del capitolo sul "problema del linguaggio", un brano ironico che stigmatizza la verbosità delle discussioni culturali di ieri, ovvero anche di oggi.

Una verbosità parallela al "politichese", che ha avuto nella famosa formula di Moro delle "convergenze parallele" la sua più geniale espressione.

Il linguaggio è sempre stato al centro della vita letteraria di Bianciardi - d'altronde il suo principale mestiere fu quello di traduttore - e il capitolo de l Lavoro è stata la prima (e forse più geniale) riflessione dello scrittore grossetano sul "problema del linguaggio".

L'incipit bianciardiano: "Per comodità di chi voglia fruttuosamente dedicarsi al lavoro culturale, sarà opportuno raccogliere, a questo punto, tutta una serie di indicazioni circa il problema del linguaggio. C’è infatti un lessico, una grammatica, una sintassi e una mimica che il responsabile del lavoro culturale non può ignorare.

Cominciamo subito, perciò, con il nocciolo della questione, con il termine problema; nonostante la differenza spaziale (alto-basso) dei due verbi il problema si pone o si solleva, indifferentemente; ma c’è una sfumatura di significato, perché “porsi” è oggettiva, cioè sta a dire che il problema è venuto fuori da sé, mentre “sollevare” è attivo: il problema, in questo caso, non ci sarebbe stato se non fosse intervenuto qualcuno a farlo essere ...".

Lettura di Unico Messicani, introduce Lucia Matergi.

Tullio De Mauro: la lingua, la società, la scuola



6. 7 aprile, Bianciardi, il calcio e Aldo Agroppi


Sabato 7 aprile, dalle ore 17, presso il nuovo spazio polifunzionale della cooperativa Uscita di Sicurezza, L'Abbricico, in Via del Terminillo, 31 (Grosseto), si terrà la presentazione del libro di Aldo Agroppi "Non so parlare sottovoce. Una vita in contropiede (tra parole e pallone)". Editore Cairo, 2017.

Ne parleranno con l'autore Fabio Canessa, giornalista e componente della Fondazione Luciano Bianciardi e Lorenzo Falconi, giornalista di Radiosportiva.

Bianciardi, tifoso della Fiorentina, scrisse molto di calcio; la corrispondenza con i lettori del Guerin Sportivo, diretto da Gianni Brera, tenuta da Bianciardi dal 1969 al 1971, è ora raccolta nel libro "Il fuorigioco mi sta antipatico" (edito da Stampa Alternativa, poi da Excogita).

Nel rubrica del Guerino, a partire dal calcio, Bianciardi parla senza peli sulla lingua della società del suo tempo; analogamente Agroppi, nel libro che presenteremo, senza alcuna remora, parla del calcio che fu e di quello di oggi, quel calcio che rimane una metafora illuminante della società italiana.

Come dice Gian Paolo Ormezzano, "Aldo rivisita, rovista, sfrucuglia, insulta, insinua, palleggia, stoppa e rilancia, dribbla, sbeffeggia, lucida, opacizza tutto un mondo, quello del calcio: ed essendo il calcio metafora della vita, opera sul mondo tout court. Aldo è tutto da leggere, da suggerire, da metabolizzare".

LOCANDINA NON SO PARLARE SOTTOVOCE



7. LAVORO CULTURALE, tutto convegno in video


POTRETE RIVEDERE TUTTO IL CONVEGNO IN STREAMING SU MaremmaTV grazie alla collaborazione con l'Associazione Working class hero.



8. 17 marzo, convegno su Il lavoro culturale


La Fondazione Bianciardi di Grosseto dedica una giornata di studio a Il Lavoro culturale di Luciano Bianciardi, per i 60 anni dalla prima pubblicazione, sabato 17 marzo, dalle ore 9.30, presso la sala Marraccini della Banca Tema a Grosseto, in corso Carducci 14.

"L’opera prima dello scrittore maremmano - scrive Arnaldo Bruni - ha acquisito col tempo, come capita ai libri significativi, uno spessore e un peso specifico innegabili.

La data della pubblicazione identifica una stagione cruciale della cultura italiana recente.

Proprio nella seconda metà degli anni cinquanta, infatti, si registra, in letteratura, una varia casistica, illustrata, al vertice, soprattutto da un’opera di spicco assoluto, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda.

Non meno stimolanti risultano altri titoli, che gli fanno corona, destinati a divenire polarizzanti, da Le ceneri di Gramsci di Pasolini, a La ciociara di Moravia, a La ballerina di carta all’Isola dell’Angelo e altri racconti di Dessì, da Il barone rampante di Calvino a Valentino della Ginzburg.

La stagione parallela del cinema risulta non meno virtuosa, visto che la tempistica propone una serie di film che anticipano le prove future più indicative: Le notti di Cabiria di Fellini, Il grido di Antonioni, Le notti bianche di Visconti.

In un contesto così ricco e articolato, denso di suggestioni inedite e di stimoli diversi, il Lavoro culturale di Bianciardi inaugura una cifra incisiva che conserva, a distanza, una indubbia originalità.

Non solo perché riflette sulla lingua letteraria, aprendo nel contempo ad altre forme stilistiche (il cinema, per esempio, che diviene, per riflesso, il modulo espressivo privilegiato del pamphlet), ma anche per la frequentazione di un genere come la satira, recuperata in chiave politica, dunque con la volontà di attualizzare e ammodernare le sue grandi radici settecentesche, da Swift a Parini.

Per queste ragioni, sommariamente esposte, la giornata di studio preventivata si presta in primo luogo a una rilettura dell’opera di Bianciardi che, per essere adeguatamente intesa, va inquadrata in modo conveniente, secondo un duplice livello.

Da una parte la cultura grossetana, in quel periodo non solo provinciale, perché godeva, grazie all’attività di Cassola, allora grossetano, un momento di grande respiro: la parabola dei due scrittori, Bianciardi e Cassola, in attività di servizio sulle rive dell’Ombrone, che insieme firmano I minatori della Maremma (1956), va indagata per la sinergia che sviluppa in modo congiunto.

Dall’altra, l’ambito nazionale e internazionale, pensando alla politica, che Bianciardi satireggia nel Lavoro, al cinema, di cui si è detto, alla letteratura americana incombente, che Bianciardi, a Milano dal 1954, cominciava a sondare in veste di traduttore.

Non basta, c’è poi una quinta moderna, o addirittura contemporanea da considerare.

Perché il lavoro culturale continua a essere oggi (anzi, oggi in modo particolare) un nodo difficile e irresolubile, sicché viene naturale procedere a confronti, magari distanzianti e conflittuali, comunque istruttivi. Entro la cornice, qui appena accennata, potranno emergere, auspicabilmente, molti interrogativi e forse qualche risposta, capaci di suscitare curiosità e sollecitazioni che, fuoriuscendo dalla specifica sfera della letteratura, potranno alimentare magari un dibattito non solo specialistico".

Relatori del convegno Giulio Ferroni, Arnaldo Bruni, Gaetano Prampolini, Federico Pierotti, Giuseppe Lupo, Giuseppe Corlito.

Borse di studio per giovani (ospitalità gratuita). Inviare cv entro il 3 marzo, risposta entro il 10 marzo.

LOCANDINA IL LAVORO CULTURALE



9. 16 marzo, Gli anni del nostro incanto


Come felice anticipo del nostro convegno su "Il lavoro culturale", la Fondazione presenta il libro del prof. Giuseppe Lupo "Gli anni del nostro incanto", romanzo edito da Marsilio nel 2017, venerdì 16 marzo alle ore 17.30 nella sede della Fondazione.

Un romanzo che tocca temi bianciardiani essenziali quali il miracolo economico e la Milano degli anni sessanta.

Sinossi:

"Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno.

Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta.

Qualcuno scatta una foto a loro insaputa.

Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria.

Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto.

Prende così avvio il racconto di una famiglia nell'Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all'orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo.

Dopo la strage di piazza Fontana finisce un'epoca favolosa e ne comincia un'altra.

La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell'austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti.

Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso - gli anni del boom e quelli di piombo - entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon".

Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia.

Per Marsilio ha pubblicato L'americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì; tradotto in Ungheria), Atlante immaginario (2014) e L'albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi).

È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire»



10. Bianciardi all'Unitre Grosseto


Nell'ambito dell'attività dell'Università delle tre età di Grosseto, la Fondazione ha attivato un corso speciale per la conoscenza dello scrittore che si terrà settimanalmente da gennaio ad aprile nei locali della Misericordia in via Ginori 12 a Grosseto.

Per frequentare il corso è sufficiente essere iscritti ad Unitre (informazioni sul sito Unitre).

Si tratta di 7 lezioni che indagano Bianciardi nella sua attività di narratore, giornalista, traduttore e organizzatore culturale.

Da un inquadramento generale della vita e delle opere, si passa al periodo grossetano, quello della biblioteca e dell'impegno culturale, “il più felice della mia vita” come egli stesso disse, per poi giungere al disincanto milanese, attraverso il suo romanzo più noto “La vita agra” e le innumerevoli collaborazioni giornalistiche, per concludere con la passione di tutta una vita, quel Risorgimento sognato e narrato in molti libri che trova ne” I Mille” del garibaldino Bandi, regalatogli da bambino, il punto di partenza.

Questo il programma con i docenti, tutti componenti della Fondazione, con orario 18-19:

15 gennaio Vita e opere di Luciano Bianciardi (Massimiliano Marcucci)

29 gennaio Bianciardi a Grosseto: la biblioteca, il cinema, i minatori (David La Mantia)

12 febbraio Bianciardi a Grosseto: 'Il lavoro culturale' (Sacha Naspini)

26 febbraio Bianciardi a Milano: 'La vita agra' (Stefano Adami)

12 marzo Bianciardi giornalista: la TV e lo sport (Fabio Canessa)

26 marzo Bianciardi e le macchine elettroniche (Giuseppe Corlito)

9 aprile Il Risorgimento di Luciano Bianciardi (Laura Ciampini)



Lunedì Bianciardi





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